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STORIA DELLO STRUMENTO

• PREFAZIONE

Per conoscere la storia del pianoforte, oggi molto diffuso e presente non solo nelle sale da concerto ma anche in molti salotti privati, è necessario considerare almeno in parte quella di due altri strumenti che a seguito della sua introduzione persero gradualmente la loro diffusione: il clavicembalo ed il clavicordo, tenendo in debito conto l’enorme lavoro di sperimentazione dei costruttori sulle meccaniche, utilizzate anche in maniera combinata, che ampliò notevolmente la varietà di strumenti a tastiera esistenti. Il clavicordo ha una importanza storica rilevante quale diretto antenato del pianoforte, poichè ne condivide la concezione di produzione del suono: la percussione. La sua peculiarità è dovuta alla presenza di una piastrina metallica (tangente) inserita all’estremità del tasto che percuote la corda dal basso. Questo sistema non solo permette all’esecutore un controllo importante sull’intensità e sulla durata del suono, ma anche un legato ed un cantabile impossibili sul clavicembalo. Strumento molto apprezzato da Johann Sebastian Bach e da Carl Philipp Emanuel Bach, consentiva un particolare effetto di vibrato (in tedesco chiamato Bebung) ottenibile mediante un leggero tremolo del dito. Tuttavia, le sue modeste dimensioni ed il flebile suono lo relegarono soprattutto ad un utilizzo intimistico, domestico. Nel clavicembalo, invece, le corde vengono pizzicate da plettri innestati su asticciole (saltarelli). E’ importante sottolineare che sullo strumento non risulta possibile il "piano-forte", cioè l'intensità del suono prodotto con la pressione di un tasto non dipende dalla forza con cui lo si preme, è necessario solo superare la resistenza tra plettro e corda. Per ovviare in parte a questa carenza ed aumentare le possibilità timbriche e sonore dello strumento sono presenti dei meccanismi azionabili dall'esecutore, detti registri di sonorità in grado di mettere in vibrazione più corde (intonate all’unisono e all’ottava superiore o inferiore). Esistono inoltre i registri di colore che modificano il timbro ad imitazione di altri strumenti e un terzo tipo di registri inerenti la mancanza di temperamento equabile del clavicembalo.

• NASCITA DEL PIANOFORTE

Il pianoforte fu inventato a Firenze tra il 1698 e il 1700 dal padovano Bartolomeo Cristofori, costruttore e riparatore di cembali al servizio della corte medicea. Il “gravecembalo col piano e col forte”, così venne battezzato dal suo inventore, si differenziava dal clavicembalo per la presenza della martelliera, che consentiva all’esecutore di modificare l’intensità del suono agendo con differente pressione sui singoli tasti. Naturalmente i primi strumenti non si differenziavano molto dai clavicembali per intensità di suono e per colore, i quali rimasero comunque per gran parte del secolo gli strumenti più diffusi, ma i costruttori si adoperarono costantemente nel perfezionamento del fortepiano (questo era il nome dato al pianoforte nel periodo classico), preparando quello che divenne poi nell’Ottocento lo strumento principe. Tra i primi e più importanti costruttori di questo strumento vanno sicuramente ricordati i tedeschi Gottfried Silbermann e Johann Andreas Stein, lo scozzese John Broadwood ed il francese Sébastien Erard (ideatore della meccanica a doppio scappamento, alla base di tutte le meccaniche moderne). L’estensione gradualmente passò dalle iniziali cinque ottave alle sei ottave sul finire del secolo e vennero introdotti i 2 pedali; l’intelaiatura di legno non permetteva però di supportare le grandi tensioni interne delle corde, le quali necessitavano di avere uno spessore maggiore per incrementare il volume del suono. All’inizio dell’Ottocento il pianoforte non era certo lo strumento che oggi tutti conosciamo in quanto a possibilità sonore: di questo importante limite Beethoven non solo ne era consapevole, ma se ne occupò personalmente chiedendo ai costruttori una meccanica più robusta ed una maggiore estensione. L’utilizzo del metallo, inizialmente come rinforzo, permise una maggiore solidità strutturale che si rifletteva direttamente in un timbro più robusto. I modelli di pianoforte erano a coda (simili nella forma al clavicembalo), a tavolo (come per il clavicordo) o diritti (simili al claviciterio); solo nei primi decenni dell'Ottocento iniziarono a diffondersi i pianoforti verticali, in sostituzione dei modelli a tavolo e diritti. E’ nella seconda metà del secolo che viene per la prima volta costruito il pianoforte a coda da concerto ad opera della ditta Steinway & Sons di New York, le cui principali caratteristiche furono il telaio metallico fuso in un unico blocco e la sovrapposizione delle corde (sovracordatura). Dopo il 1870, con il raggiungimento dell’estensione alle sette ottave e mezzo, la costruzione dello strumento, salvo una certa sperimentazione ad opera di alcune aziende, non subì più innovazioni di rilievo.

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